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MA NOI DOVREMMO VOTARE LA CHIELLINO?

MA NOI DOVREMMO VOTARE LA CHIELLINO?

Non mi piaceva per niente quel Bugliesi, è vero.  Era calato dall’alto, il solito sostenitore della Venezia dello “sviluppo”, del turismo, del “realismo”. Un po’ meglio di Brugnaro ma sempre un male minore. Mi piaceva e mi piace Andrea Martini, vicino a una Venezia abitata e vissuta, un luogo in cui vivere e non solo in cui affittare case o aprire ristoranti, caffè e botteghe di ricordini.

E invece adesso sembra che la candidata delle sinistre sarà una continuatrice delle politiche “realistiche” di Orsoni e Brugnaro. Allora voterò per Martini, sperando che almeno avrà un seggio nel Consiglio comunale. Almeno farà sentire la voce di quelli che la pensano come me. In attesa che il Pd si decida a fare della primarie vere, di quelle in cui si va porta a porta e in cui gli elettori hanno visto di persona e toccato con mano i candidati.

Un veneziano all’estero: andata, soggiorno e ritorno. Compratelo qui o leggetelo qui con molte più illustrazioni. Leggete qui una recensione sul “Gazzettino” di Venezia.

 

 

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This Post Has One Comment
  1. Vorrei fare una considerazione senza schierarmi politicamente. Credo tutti abbiano stima e considerazione del Rettore Pugliesi, immagino a cominciare da Brugnaro. Non conosco la Chiellino. Mi fa piacere leggere che è un’imprenditrice, ma non sono in grado ancora di esprimere valutazioni.
    Vi sono dei problemi concreti della città. E alcuni interrogativi cui la politica deve rispondere:
    1) Il Turismo. E’ ovvio e ineludibile come l’attrattiva costituita da Venezia e lo sviluppo economico di alcuni Paesi, Cina in primis ma non solo, porteranno qui flussi sempre maggiori. Vi è un limite fisico della ricettività, e quale? E come gestirlo? La città storica è un albergo diffuso. L’affitto a turisti è generalizzato. Se muoiono i vecchi, gli eredi sovente affittano a turisti o vendono a chi intende farlo. Vi è un nuovo regolamento di Comune e Regione che intendono limitare il fenomeno. Vedremo se sarà efficace. L’attrattività di Venezia comunque ha esteso il fenomeno dell’affittacamere non solo a Mestre ma al retroterra, Treviso inclusa. Inoltre, il rischio e la non convenienza dellla locazioine abitativa tradizionale 4 + 4 fa sì che dovunque, se possibile, si diffonda la tendenza alla locazione breve.

    2) Oltre al turismo cosa resta di grosso e incisivo? Sicuramente le Università e il Porto. Le più grandi aziende che avevano sede qui molti anni fa, in particiolare le Generali in tandem con Trieste, i compartimenti del Nord/Est di SIP (poi Telecom Italia) ed ENEL. Il Porto ha un peso rilevantissimo per l’economia, sia per tutto il retroterra che anche in termini occupazionali, oltre a quello croceristico.
    DOMANDA: ci si deve porre il tema della compatibilità della presenza delle grandi navi, passeggeri e merci, nel centro storico e a Marghera, con l’equilibrio della laguna e lo scavo ulteriore dei canali vecchi, Malamocco in primis, per non trascurare gli eventuali nuovi (Vittoriuo Emanuele?). I fenomeni erosivi sono notevoli. Vi era il pericolo dell’interramento della laguna quando sono stati deviati Sile, Piave e Brenta nel VI Sec.; ora vi è una tendenza all’incontrario. E Venezia è un bene prezioso da salvaguardare. Si faccia un approfondimento serio non come sempre legato al domani mattina e agli interessi immediati delle diverse categorie!

    3) Chi sogna una Venezia “diversa”, prevalentemente affollata da cittadini residenti e non da turisti, oggi con un centro storico con meno di 54.000 abitanti (veri o meno ancora col trucco della 2a casa?) come intende raggiungere questo obiettivo? Ci vuole anche il lavoro oltre alla casa. E quale lavoro quando oggi sappiamo cosa resta e che non sempre è razionale che resti, come qualche sede di ufficio pubblico con pochi residenti da servire e dipendenti costretti al pendolarismo. E’ reversibile il trend che si trascina e si accentua da decenni, quando oramai quasi tutte le atttività, studi professionali inclusi, non legate prevalentemente al turismo sono andate in terraferma? E i servizi pubblici: come si pagano senza il turismo con noi 4 gatti rimasti? A me dà fastidio il vaporetto superaffollato e senz’aria condizionata in estate, ma sarebbe possibile avere una frequenza accettabile per offrire un buon servizio? E la residenza: si vuol puntare sull’assistenza pubblica costituita dalla casa sociale, e con quali soldi?

    In conclusione: vorrei vedere concretezza, non sogni e utopie. Proposte concrete a medio termine, una definizione del ruolo esistenziale della città, tra l’altro in un’atmosfera pulita, non inquinata come oggi quando non abbiamo più l’effetto delle grandi aziende chimiche di Marghera.
    Mi rendo conto che risposte chiare non sono facili, sopratutto per il politico che cerca ovviamente il consenso. Ma non occorre scomodare Winston Churchill nel distinguere il politico dal politicante, il secondo con uno sguardo solo limitato alle vicine elezioni.
    Non a caso lo stesso Churchill, ma più tardi Margareth Thatcher e Gerard Shroeder, hanno fatto il bene dei loro Paesi, ma hanno anche perso il consenso elettorale o sono stati fatti fuori come la Thatcher!

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