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MA SEMBRA CHE TRIONFI L’IGNORANZA

MA SEMBRA CHE TRIONFI L’IGNORANZA

Riporto qui sotto solo le prime parole dell’articolo di Paolo Russo sulla Nuova Venezia di oggi, perché bastano quelle per capire in quale paese viviamo e quali settimane o mesi ci aspettano. “Mentre gli organismi scientifici nazionali e internazionali chiedono all’unisono misure più restrittive, i partiti, del centro destra ma non solo, se la prendono con gli “scienziati Cassandra” e il Comitato Tecnico Scientifico“. E la gente scende scende in strada per bere lo spritz scrollando allegramente le spalle.

Il giro lungo di Checco CanalIl giro lungo di Checco Canal
Un veneziano all’estero: andata, soggiorno e ritorno.
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Leggete qui una recensione sul “Gazzettino” di Venezia

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  1. Quando era bambino e tirava i primi calci nella squadra di Saccon (provincia di Treviso, e nato a Conegliano, ma li e cresciuto), la mamma di Alex preferiva che giocasse in porta. Voleva che non sudasse troppo, che non si ammalasse. Lui, invece, capi subito che il suo destino era lo strazio dei portieri avversari, la porta degli altri come il vertice piu alto del suo (controllatissimo) ego. Del Piero divenne una seconda punta, un maestro nelle punizioni. Un elemento che ubriacava nei dribbling, senza essere troppo “veneziano”. Altruista, amava gli “uno-due”, tanto quanto la stoccata finale. Come gli altri numeri “dieci” del suo tempo, avversari in campionato, rivali in Nazionale. «La convivenza con Baggio prima e Totti dopo, la definirei platonica. C’erano grande stima, rispetto, sintonia fuori dal campo, ma mi resta – e sono certo di parlare anche per loro, e spesso Francesco lo ha anche detto – il rammarico di non aver potuto fare qualcosa di piu in tandem con questi due straordinari giocatori. Per anni ho indossato io la numero 10. Poi un po’ per caso ho deciso di farmi da parte, perche mi piaceva indossare la maglia con la quale avevo iniziato a giocare a calcio fin dalla categoria Giovanissimi, a Padova. Ovvero la numero 7. Da quel momento in poi solitamente Francesco prendeva la 10. E direi che nell’occasione piu importante, in Germania, la distribuzione dei numeri si e rivelata efficace». Nel testo si racconta dei mondiali 2006, di quel torneo vinto assieme a Marcello Lippi, compagno di tanti trionfi. Alex anniento i tedeschi con la stupenda magia del 2-0 nei supplementari di una semifinale entrata nella storia. «A livello di valori tecnici assoluti, non penso che l’Italia vittoriosa nel 2006 fosse la piu forte di quel decennio, ma certamente trovo le migliori motivazioni, seppe costituire un gruppo straordinario. Con Lippi ho conquistato tutte le piu grandi vittorie della mia carriera: con lui sono cresciuto, mi sono affermato, sono cambiato. Quella del 2006 pero e un’esperienza a se, dove ciascuno di noi ha vissuto tutte le possibili gradazioni dei sentimenti umani. In questo microcosmo – una vita in poco piu di un mese –, Lippi e stato una guida straordinaria. Quasi lo odiavo, quando non mi faceva giocare. L’ho guardato minuto dopo minuto in quell’epica partita contro la Germania, con una voglia di entrare e spaccare tutto che non credo di avere mai provato in tutta la mia carriera. Ma quella sera quando c’e stato bisogno di me, ha incrociato il mio sguardo e io c’ero. Ho sempre pensato che ci sia stato qualcosa di piu grande di me, quasi trascendentale, in quella rete. E molto piu di un gol, e un viaggio, una vita, dall’inferno al paradiso. Se si riguardano le immagini dalla telecamera piu alta si nota che all’inizio dell’azione io ero l’ultimo uomo. Ero leggermente spostato a sinistra, addirittura piu indietro della nostra linea difensiva. Ero finito la per difendere il nostro vantaggio. Poi, una volta che ho avuto la certezza che la palla era nostra, mi sono lanciato. Sono partito veloce, come se fossi stato attirato da qualcosa. Il gol io l’ho segnato prima nella mia testa che sul campo, perche quella corsa aveva un finale gia scritto. Penso di avere cominciato a chiamare la palla a Gilardino quando mi trovavo ancora nella nostra area di rigore, anzi, forse quando sono partito». Anche quella volta al Westfalenstadion di Dortmund, la notte che precedette il sogno di Berlino, Alex segno una rete “alla Del Piero”, una delle tante della sua vita calcistica ancora impressa nella memoria di chi ama il Genio. La percezione illusionistica nei paesaggi di Pinturicchio.

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