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UNESCO, CHE DELUSIONE

UNESCO, CHE DELUSIONE

Una notizia deludente e fonte di amarezza. L’assemblea generale dell’Unesco, riunita in Cina, si è bevuta (o ha finto di essersi bevuta) le dicharazioni e le promesse del governo italiano e del sindaco di Venezia sulla gestione della cttà e della laguna come Patrimonio dell’Umanità. Un’apposita commissione, allarmata dalle lettere di veneziani e dai media internazionali, era venuta a studiare la situazione e aveva negi anni ripetutamente denunciato una situazione di grave pericolo per l’integrità del luogo. Finalmente nel 2019 era stato lanciato una specie di ultimatum: o le cose cambiavano o o l’Unesco sarebbe stata obbligata a inserire Venezia nella lista nera dei “siti in pericolo”. Il governo ha reagito con un frettoloso decreto dell’ultimo momento per escludere le grandi navi da crociera almeno dal tratto di laguna che sta davanti a San Marco, San Giorgio e la Giudecca (al prezzo di inquinare altri 22 chilometri di laguna per aggirare la posizione, mantenendo il terminal dov’è adesso, con ulteriore scempio dovuto a trasporti di paseggeri e bagagli). E l’ultimatum non riguardava solo le navi da crociera: anche il Piano per la Laguna (del 1975 e mai aggiornato), la gestione del turismo, gli appartamenti sottratti alla residenza per diventare locazioni turistiche, i negozi di quartiere, lo spegnersi di una vita e una cultura locali sotto la pressione degli interessi turistici ed economici.
Tutto messo da parte.
A quanto riferisce la Nuova Venezia di oggi, l’Assemblea dell’Unesco ha sbrigativamente accettato di aspettare ancora tre anni, fino al 2024. Esulta il ministro Franceschini, non si capisce perché, dato che dovrebbe difendere la cultura contro volgarità e mercanti del tempio. Esulta il ministro Brunetta, che da sempre vede Venezia come un limone da spremere. Esulta certo il sindaco Brugnaro, che proprio in questi giorni sta facendo approvare dalla sua fedelissima giunta un aumento delle dimensioni delle bancarelle della zona marciana da un metro a due metri e cinquanta. E cadono le braccia anche di quei pochi che avevano ancora fiducia nell’Unesco come baluardo di difesa. Protesta invece ancora Italia Nostra, gloriosa associazione alla quale io mi onoro di appartenere.

 

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