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UN’INCREDIBILE UNESCO PROMUOVE I MALFATTORI

Io, francamente, ci avevo sperato. Anzi, ci avevo fermamente creduto. Avevo creduto che l’UNESCO alla fine avrebbe perso la pazienza e condannato pubblicamente, clamorosamente, tutti i danni inflitti a Venezia e alla sua laguna. I canali di navigazione tra palughi e barene, larghi centoventi metri e profondi dodici, dritti come fusi a squarciare fondali e creare onde immemse, le isole artificiali create per smaltire i fanghi tossici degli scavi e delle industrie, gli ormeggi di Marghera provvisori ma eterni, e poi i trenta milioni di turisti invadenti senza criterio, i posti letto turistici più numerosi che i residenti, la strage di negozi locali e artigianali. Dopo una proroga concessa ai governi italiani per rimediare agli errori, dopo una seconda proroga e poi una terza, ero sicuro chel’UNESCO sarebbe intervenuta con severità. Invece avevano ragione, tra i miei amici, gli scettici e i sospettosi. L’UNESCO si è arresa, forse lo aveva fatto fin dall’inizio. Le persone che avevano lavorato per studiare i problemi, presentarli ai funzionari UNESCO e ai veneziani, le associazioni che si riunivano, creavano dossier, spiegavano, ilustravano, si erano illuse. Venezia, la Vernezia incantata e delicata, meravigliosa e vissuta, amata e abitata, era forse finita già da prima dei tempi delle proroghe. Adesso non rimane che rimettersi al lavoro, con più fermezzaa di prima e qualche illusione di meno.
Trovate qui sotto l’articolo del Corriere del Veneto che dà la triste notizia.

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Aleramo Lanapoppi

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