
I BANGLADESI DI VENEZIA
Da un bel libro dello scrittore indiano Amitav Ghosh (nato a Calcutta ma sempre operante tra l’India, Oxford e New York) traggo alcune pochissime righe che riguardano la comunità bangladese di Venezia e in generale dei paesi europei. Leggere quelle righe e le due o tre pagine che le comprendono aiuterà forse altri veneziani come me a modificare il loro atteggiamento di fronte al gran numero di migranti bangladesi che occupano le nostre strade e spesso gestiscono le nostre bancarelle.
Fra i migranti bangladesi con cui ho parlato in Italia, molti rimpiangevano la decisione di partire… Nel loro paese, nonostante le avversità, avevano perlomeno la consolazione degli amici, della famiglia e di una comunità; in Europa pativano l’assoluta mancanza di rapporti umani. Molti avrebbero preferito tornare a casa, ma si ritrovavano intrappolati lì dov’erano, a causa delle leggi sull’asilo, delle aspettative dei parenti, o della paura di non riuscire a fare il viaggio a ritroso. Quasi tutti aspiravano a una sola cosa: essere migranti circolari che guadagnano un po’ di soldi e poi tornano dalle loro famiglie. (Da “La maledizione della noce moscata”, Neri Pozza 2022, p. 197).
Tutto il libro di Ghosh è una sorpresa, gradevole e illuminante. Inizia con la storia spesso raccapricciante delle isole Banda e di Ternate (noce moscata e chiodi di garofano, causa di violenze e massacri inauditi), ma poi continua con una nuova e profonda analisi della clisi climatica globale e anche di alcuni aspetti della cultura woke, tutte pagine estremamente istruttive.

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