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UN VENEZIANO NATO QUI

In mezzo alla marea di articoli di giornali e riviste che in tutto il mondo raccontano le tristi giornate di Venezia invasa dalle acque alte, colpisce la presenza – finalmente – di un articolo scritto da una persona competente, che non si limita a deplorare i gravi avvenimenti ma che entra nella città e comincia e studiare qualche dettaglio. Non casualmente l’articolo è scritto da un veneziano, che si è guadagnato attenzione e rispetto per un grande libro uscito un anno fa e vincitore del premio Strega (Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani 2018).
Anch’io come Scurati sono nato e cresciuto nel cuore di Venezia. Anch’io conoscevo i figli dei bancarellari che passavano gli inverni alle Maldive (e li rivedevo poi, anni dopo, a Key West e alle Bahamas). Anch’io ho seguito anno per anno il crescere di una società avida e volgare, di un turismo distruttore e sempre più competente nell’organizzazione e nell’autodifesa, con l’illegalità del Tronchetto, l’invadenza dei lancioni, la cupidigia dei bnb, la connivenza di tutte le amministrazioni.
Adesso spero che la voce di Scurati, tanto chiara e tanto autorevole, segni l’inizio di una presa di coscienza più vasta. Riporto qui l’articolo intero (comparso sul Corriere della Sera del 14 novembre) invitando gli amici a leggerlo con attenzione. Ecco il breve passaggio in cui menziona il compagno di scuola che andava alle Maldive:

Fui bambino a Venezia negli anni ’70 e ricordo un mio compagno di banco delle scuole elementari che, a inizio dicembre, spariva per due settimane e tornava abbronzato. Raccontava di esser stato alle Maldive. Nessuno di noi, figli d’impiegati, dirigenti, professionisti, aveva mai sentito nominare quei paradisi esotici. Il padre di quel bambino vendeva cartoline e granone per i piccioni in Piazza San Marco. Questa è stata la Venezia della mia giovinezza.

Cliccate qui per leggere il testo completo sul Corriere della Sera.

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Aleramo Lanapoppi

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