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MOSE FERMO, MANCANO CENTINAIA DI MILIONI

E non si sa dove trovarli. Adesso s’ipotizza addirittura di vendere a privati delle porzioni
dell’Arsenale o dei tratti di laguna (??). In quel lontano 1984 (approvazione del Mose) si è fatto il passo più lungo della gamba. Si poteva ricorrere alle “opere diffuse”, forse integrate con degli sbarramenti come quelli olandesi: si spendeva un decimo della somma, si faceva in pochi anni, era “graduale, reversibile e sperimentale” come chiedeva la legge (numero 78 del 1984, che diceva: interventi alle bocche di porto con sbarramenti manovrabili per la regolazione delle maree, nel rispetto delle caratteristiche di sperimentalità, reversibilità e gradualità contenute nel voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici n. 201 del 1982). Ma il doge-faraone De Michelis, il suo sponsor Craxi e tutto il tronfio entourage politico volevano l’opera strabiliante, la sfida alle acque e ai venti, il monumento d’importanza e risonanza mondiali. Hanno fatto spendere cifre folli che potevano andare alla sanità, all’istruzione e alla giustizia. Hanno foraggiato la corruzione. E adesso i loro eredi parlano di svendere ancora pezzi dell’eredità storica. Siamo un paese originale e fantasioso, ma a volte un po’ di svizzera pedanteria non ci farebbe male.

 

Un veneziano all’estero: andata, soggiorno e ritorno. Compratelo qui o leggetelo qui con molte più illustrazioni. Leggete qui una recensione sul “Gazzettino” di Venezia.

 

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Aleramo Lanapoppi

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