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TUTTI D’ACCORDO CHE I TURISTI SONO TROPPI

TUTTI D’ACCORDO CHE I TURISTI SONO TROPPI

Si è tenuto il 23 ottobre sul sito dell’associazione Luminosi Giorni (di Venezia) un seminario online (webinar) organizzato assieme a un’analoga associazione di Firenze (Solo Riformisti) dedicato al turismo nelle due città, ai suoi effetti e ai possibili modi per gestirlo. Hanno partecipato personaggi di grande livello ed esperienza. Ora il seminario è tutto online sulla pagine facebook di Luminosi Giorni a questo indirizzo.
E’ tutto interessante, ma dura ben 3 ore e 21 minuti e non posso chiedere ai miei amici di guardarlo tutto. Ne estraggo però due cose.
La prima è la pagina che riproduco nella foto qui sopra, scusandomi per la qualità (proviene dalla registrazione dell’incontro). Mostra il calo di popolazione nei sestieri di Venezia negli ultimi dieci anni: una perdita media superiore al dodici per cento. Mi pare un dato che colpisce e che può essere utile ricordare.
L’altra cosa la traggo dall’intervento di Paolo Costa (ai minuti 2:44.45), uno dei protagonisti dell’incontro (ex professore di Economia del turismo, ex sindaco di Venezia, ex presidente del Porto). Costa ha sempre avversato ogni tentativo di intervenire sul turismo per limitarlo in qualsiasi modo. E’stato co-autore di un articolo accademico nel quale definiva in 27.00 persone al giorno la “capacità di carico” di Venezia rispetto ai turisti, ma è rimasto allegramente sindaco quando il numero reale saliva velocemente da 30.000 a 40, poi a 50, poi a 90 mila (precisamente 89.000 come da me calcolato nel 2013 con incredulità dell’amministrazione, che solo adesso si è ricreduta e parla di 32 milioni l’anno, il che significa 87.000 al giorni di media, comprese le giornate di bassissimo affllusso). La novità è che adesso Costa parla della necessità di ridurre il numero di turisti e osa fare una cifra concreta: dice che idealmente bisognerebbe portarli dai 70-80 mila di oggi a 40 mila. Hurrà!!! Paolo Costa parla finalmente chiaro!
Più avanti, se ascoltate il suo intervento, aggiunge che ritiene la cosa difficilissima o anzi impossibile, ma un passo avanti lo ha compiuto. Secondo lui le economie alternative sarebbero solo il Porto e l’Aeroporto (che sono i campi nei quali ha lavorato di più), ma forse un giorno si accorgerà che nei decenni sono sorte nuove scienze, nuove tecnologie e nuove aziende che potrebbero felicemente entrare nelle aree dismesse di Marghera e anche nella città insulare. Forse nel prossimo seminario? Ma guardateli quei quindici minuri del suo intervento, sono istruttivi perché Costa è sempre intelligente, informato ed eloquente.
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This Post Has 2 Comments
  1. Tanto tuonò che piovve…..infatti alla fine il prof. Costa dichiara che Venezia non può accogliere un numero illimitato di turisti e osa dire che il numero dovrebbe essere ridotto a 40.000 ospiti. Oso dire che sono ancora troppi!

    Finalmente, era ora.
    Sono sempre convinto che Venezia dovrebbe essere a) separata da Mestre e b)governato da un Senato Internazionale di competenti e portato a una rinascita basata su un piano strategico decennale. Il primo punto dovrebbe essere il ritorno dei Veneziani nella città storica. La prima forza motrice è l’Università.

    Secondo me città come Venezia, Firenze e Roma e…. dovrebbero essere guidate da un Senato superpartes. Per queste città d’arte un Sindaco potrebbe ancora esistere, ma solo per la gestione della vita cittadina nella zone che il Senato deciderà e se non può esistere, va eliminato.

    Grazie e facciamoci gli auguri che si avveri!

    1. Grazie Ferrante per i suggerimenti. Purtroppo ritengo molto difficile che le città che menzioni rinuncino a una parte sia pur piccola della loro “autonomia”, specialmente in questi temi di localismo accentuato. Ma potebbe esserci uno spiraglio di novità nel senso che oggi per la prima volta nel Consiglio Comunale di Venezia sono presenti delle forze politiche con idee non lontane dalle nostre (Gruppo 25 Aprile, gruppo Insieme per Venezia, e certe parti del Movimento 5 Stelle). Purtroppo sono separate e rivaleggiano fra loro invece che unirsi per la causa comune. Ma sono un segno che qualcosa nella mente dei residenti sta cambiando.

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