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VENEZIANI CONTRO I MOTORI MARINI

VENEZIANI CONTRO I MOTORI MARINI

Sembrava un sogno la placidità dell’acqua nei canali, nel Bacino di San Marco e nella laguna tutta ai tempi del lockdown. Case, alberi e nuvole si specchiavano sulle nostre acque; pace e bellezza dappertutto.
Ma con la vita normale sono ritornate la fretta, l’ignoranza e l’inciviltà. Venezia e le sue isole hanno ripreso a sgretolarsi sotto la violenza dei motori. Le acque del Bacino evocano solo un senso d’irrequietezza, di ansia, di tensione con le loro onde a ciuffo che sbattono le une contro le altre mentre i muri di case e palazzi le rive delle isole ritornano a sgretolarsi giorno dopo giorno.
I veneziani, naturalmente, se ne sono accorti. Ieri mattina, sabato 20 novembre, c’è stata una manifestazione di barche davanti a San Marco per protestare contro il ritorno del famigerato “moto ondoso”. Grande la partecipazione, come riferiscono i giornali, con 130-150 barche prevalentemente a remi. Organizzatrici erano le società remiere, riunite in un gruppo chiamato “Insieme contro il moto ondoso”, con in testa la gloriosa Canottieri Giudecca. Il tam-tam era stato fortemente incrementato dal passa-parola dei social e da un articolo pubblicato su Ytali da Silvio Testa, ex giornalista del Gazzettino e fondatore, nel 1994, di Pax in Aqua, l’associazione contro il moto ondoso di cui è stato il primo presidente (mentre io che vi scrivo ne sono stato il secondo, dal 1998 al 2004). Pax in acqua, con un lavoro di anni, non riuscì a cambiare le cose, ma ottenne almeno la fissazione di limiti di velocità nelle acque, l’installazione di cartelli indicanti quei limiti e un confronto pubblico continuo con le “categorie” di operatori come i trasportatori di merci, i tassisti, le imprese di edilizia. Sindaco era allora Paolo Costa, del tutto sordo alle nostre richieste e grande protettore delle “categorie”.
Adesso le società remiere si presentano con un programma di interventi concreti che richiedono con urgenza. Li ricopio qui sotto in corsivo, mentre trovate altre notizie utili nell’articolo di Silvio Testa su Ytali a questo indirizzo. Se la città sosterrà quelle richieste si potrà forse aprire una nuova fase nella vita quotidiana di Venezia e dei suoi abitanti. Ecco gli interventi richiesti (le immagini qui sotto sono dalla Nuova Venezia di oggi 2 novembre):

Partendo da queste premesse, “Insieme contro il moto ondoso” chiede ai parlamentari che nell’art. 12 della proposta di legge 1428, primo firmatario Nicola Pellicani (Modifiche e integrazioni alla legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna), calendarizzata alla Camera, vengano inseriti sei punti relativi al traffico acqueo:

1) definizione delle altezze d’onda limite;

2) creazione di un Pubblico Registro Natanti;

3) per le emissioni e la revisione dei motori dei natanti circolanti in Laguna rispetto di quanto stabilito dal Codice della Strada per gli autoveicoli;

4) divieto di versare in acqua gli scarichi dei motori, esteso anche alle acque di lavaggio dei filtri aperti delle navi (come avviene ad esempio a Singapore). Introduzione per Venezia dei limiti inferiori per i carburanti previsti dall’Imo (International Marine Organization) per le aree Seca (Sulphur Emission Control Areas) analogamente a quanto avviene nel Mar Baltico, nel Mare del Nord, nel Canale della Manica. Si tratta di carburanti comunque cento volte più inquinanti, in termini di zolfo, del gasolio per autotrazione;

5) controllo Gps (Global Positioning System – navigatore satellitare) su ogni imbarcazione circolante in laguna, analogamente al sistema Ais (Automatic Identification System) già attivo e certificato per il traffico navale;

6) Introduzione di “No Wake Zone” (non lasciare scia), in uso in Nord Europa e negli Stati Uniti, che consentono di sanzionare le imbarcazioni che muovano anche solo visivamente un treno d’onda eccessivo.

 

 

 

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