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SULLA PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

SULLA PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Qualche riflessione sulle nuove regole per l’ingresso a Venezia messe a punto dalla giunta Brugnaro e presentate alla stampa dall’assessore al Turismo Simone Venturini il 1 luglio (trovate cliccando qui il video della sua presentazione).
Occorre chiedersi: quale scopo si vuole ottenere? Limitare il numero di visitatori o ricavare degli introiti dai loro arrivi? Se l’idea è che la città sta perdendo la sua natura di luogo abitato a causa dell’eccessivo numero di visitatori, allora quelle regole non sembrano appropriate. Infatti sembrano ispirate da un semplice principio: chi vuol venire venga, basta che paghi. Tutti pagheranno tre euro per entrare; se la città comincia ad essere troppo piena ne pagheranno cinque, poi otto, poi anche dieci. Ma non ci sarà un numero massimo da non superare.
Naturalmente anche i tre euro potranno costituire un disincentivo, questo probabilmente accadrà; forse una certa parte dei potenziali visitatori rinuncerà, dato anche l’ncredibile costo dei biglietti del vaporetto, portati a 9,50 euro. Ma rimane sempre il principio: chi può pagare o è disposto a farlo può entrare in qualsiasi momento. La selezione avviene sulla base del censo. I giovani, le famiglie, gli studenti si troveranno in difficoltà. E i problemi di sovraffollamento resteranno, dato che per una persona o una coppia che rinuncerà ce ne saanno due che potranno permettersi la tassa d’ingresso. Ma il problema di Venezia era ed è che la sua potenzialità di accoglienza (la “capacità di carico”) è inferiore alle trentamila presenze giornaliere (inclusi i pernottanti). In questo modo si resterà su cifre vicine ai centomla, con tutte le conseguenze ben note al mondo intero. Cambierà solo il fatto che in Comune incasserà parecchie decine di milioni all’anno (da spendere per rimediare ai danni creati da quelle folle).
Qual è allora la soluzione? Si può imporre un “numero chiuso” in una città civile? La riposta è che bisogna partire dai gruppi organizzati e dalla limitazione delle locazioni turistiche. Poi si può passare alla prenotazione obbligatoria con numeri massimi giornalieri, lasciando ai potenziali visitatori il compito di organizzarsi in modo da effettuare il soggiorno nei giorni ancora liberi, come si fa per i teatri e per i musei. (L’articolo qui sotto si trova sulla Nuova Venezia di ieri 2 luglio 2022). Inserisco anche un articolo dalla Nuova Venezia di oggi 3 luglio, che riporta le riflessioni di Jan van der Borg, professore di Economia del Turismo a Ca’ Foscari, che da molti anni si occupa dei problemi di gestione del turismo a Venezia.

 

 

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