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MA NON SARA’ UN MOSE QUELLO DI NEW YORK

MA NON SARA’ UN MOSE QUELLO DI NEW YORK

Mi aveva molto incuriosito ieri il titolo di un articolo sul Fatto Quotidiano: “Pure New York potrebbe avere un Mose come Venezia”. Possibile che un progetto costoso, inefficace, fragile ed effimero come quello del Mose avesse dopo tutto convinto gli scienziati e i tecnici americani fino al punto di farne una copia per proteggere la città di New York, notoriamente esposta ai rischi di tutte le città costiere di fronte all’innalzamento dei mari?
Così sono andato a esaminare le fonti.
E no, non è per niente un Mose quello che si sta pianificando per New York City. Si sta invece studiando un modo per proteggere la città dalle mareggiate (storm surges) del futuro, ritenute probabili e sempre più violente a causa del riscaldamento globale unito all’innalzamento dei mari. I temibili uragani della costa occidentale si fanno sempre più frequenti e risalgono molto più a nord da qualche decennio a questa parte. E New York è molto esposta, non solo Manhattan, che è un’isola, ma anche le altre parti costiere della città, come ha dimostrato l’uragano Sandy che dieci anni fa ha colpito la città e le coste del New Jersey. Occorre impedire alle onde create dagli uragani di penetrare nella baia, propro come noi a Venezia dobbiamo impedire alle alte maree di entrare nella laguna. Perciò i newyorchesi stanno progettando una serie di barriere mobili, che entrerebbero in azione in caso di bisogno. Ma non si tratta per niente di barriere subacquee come quelle di Venezia. Sono invece delle isole artificiali che restringono l’entrata delle varie bocche di porto allo scopo di dissipare la forza delle mareggiate e delle barriere mobili fissate su binari a terra e chiudibili in caso di bisogno. Ma a nessuno è venuto in mente di costruire paratoie mobili come quelle che a suo tempo (circa il 1992) il governo italiano aveva approvato, preso dall’ubris di onnipotenza che in quegli anni aveva contagiato specialmente il partito socialista di Craxi e De Michelis. Come tante altre cose americane, le barriere di New York saranno forse meno gradevoli sul piano estetico, ma si può scommettere che saranno costruite in tempo e che funzioneranno.
Leggete uno degli articoli dedicati a questo argomento sul New York Times cliccando qui. Leggete il particolareggiato articolo su gothamist.com cliccando qui.

 

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