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ALLA QUERINI HANNO PERSO LA TESTA

Non conosce limiti, non conosce pudori la nuova direttrice della Fondazione Querini Stampalia (“la Querini” per noi veneziani che ci abbiamo studiato, letto, imparato per tutta la vita). In una frenesia di modernizzazione, partendo dal presupposto che occorra parlare il linguaggio dei giovani e che quel linguaggio sia per sua natura superficiale, scherzoso, “provocatorio”, sta presentandoci un orrore dietro l’altro, una gaffe dietro l’altra, fino al vero e proprio sciocco sacrilegio. Vi faccio vedere l’orribile prigione nella quale ha rinchiuso la Presentazione di Gesù al tempio, opera sublime di Giovanni Bellini appena ritornata da un prestito per una mostra a Forlì. Il quadro è stato incastrato dentro un “cocoon” (la parola bozzolo è stata forse considerata provinciale) che la soffoca, l’annulla e l’insulta, ma che è descritto come un “nuovo allestimento sensoriale” che “trasforma lo spazio in una nuova esperienza immersiva” (parole della stessa direttrice Cristiana Collu), con tanto di accompagnamento musicale, per “generare una storia non lineare, in cui passato e futuro irrompono sulla scena, e riconfigurano il presente e costruiscono una pluralità di narrazioni temporali”. Ma non basta. L’opera, trasformata in amica della gioventù superficiale e allegrona, strizza l’occhio ai “ragazzi” fin dall’ingresso della biblioteca: ecco infatti al pian terreno due pannelli che parlano in veneziano, e invitano a fare un salto di sopra: “fioi, so’ tornà”, con un trionfante quanto stonato “back in business” e, ancora in inglese perché ritenuto più cool, “let’s take a selfie” (per gli amici non italiani, “fioi” è dialetto veneto per “ragazzi”, “kids”; “so tornà sta” per “sono ritornato”). Vi metto qui sotto le foto, nella certezza che non occorrano altre parole. Per ultima inserisco la stupenda, sconcertante e avvincente opera di Bellini, isolata dal nuovo contesto.
(Venice) Presentazione di Gesù al Tempio by Giovanni Bellini – Pinacoteca Querini Stampalia
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Aleramo Lanapoppi

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