
VLADIMIR PUTIN, SOLITARIO E GLACIALE
E’ in qualche modo un personaggio di fantasia, il Vladimir Putin che sto per presentare. Ma si trova in un romanzo scritto da un esperto della Russia e di teoria e pratica della politica. Mille indizi nel libro fanno pensare che si tratti di una storia in cui solo il personaggio del narratore è (in parte) fittizio, mentre tutti gli altri sono costruiti su protagonisti reali di eventi reali. Il romanzo è titolato “Il mago del Cremlino” (Mondadori, 2022) e ne è autore Giuliano da Empoli, docente di politica comparata a Parigi. Dal sorprendente e intrigante romanzo traggo questo ritratto di Vladimir Putin, una mezza pagina (pagine 215-16) che ricopio qui per intero perché un riassunto farebbe perdere tutta la (notevole) forza dell’atmosfera che l’autore riesce a creare. Eccolo qui sotto:
“Lo Zar non è mai stato suscettibile di affetto, tutt’al più di abitudine (…) A Novo Ogarevo ha fatto radere al suolo la foresta attorno alla dacia per un raggio di tre chilometri. La mattina si alza sul tardi, fa colazione con le uova fresche che gli ha inviato il patriarca Kirill dalla sua fattoria. Poi va a esercitarsi in palestra, davanti allo schermo delle news. Se c’è qualcosa di urgente, è lì che legge le note riservate e impartisce le disposizioni del caso. Poi fa un chilometro a nuoto in piscina. A bordo vasca i primi visitatori del giorno, ministri, consiglieri, capi di grandi aziende, convocati la notte precedente o il mattino stesso, attendono pazientemente che lo Zar esca dall’acqua per porgergli un accappatoio e sottoporgli rapidi le loro questioni.
Solo nel primo pomeriggio il corteo presidenziale si mette in moto in direzione del Cremlino. Le strade sono state chiuse al traffico con mezz’ora di anticipo. A ogni incrocio, un’auto della milizia assicura che la solitudine dello Zar sia preservata. Da Novo Ogarevo al Cremlino, Putin attraversa quasi per intero la sua capitale, congeleta al suo passaggio, arriva in ufficio e lì inizia la giornata di lavoro vero e proprio che prosegue a volte fino alle prime luci dell’alba.
L’intera esistenza dello Zar è sfasata rispetto a quella delle persone normali e impone una torsione a chiunque debba interagire con lui. Un solo uomo non dorme di notte e ha addestrato tutti quelli che contano, a Mosca, a condividere la sua veglia fino alle tre, alle quattro del mattino. Conoscendo le abitudini notturne del capo, un centinaio di ministri, di alti burocrati, di generali sono lì che aspettano una chiamata. E ciascuno ha con sé una piccola falange di assistenti e di segretarie. Così, le luci dei ministeri restano accese e la Mosca del potere ha di nuovo perso il sonno, come ai tempi di Stalin.
L’unico vero requisito della corte è la presenza. Esserci, sempre, ogni qualvolta esista una sia pur minima possibilità che lo sguardo del sovrano si posi sui di te. (…)
Il labrador è l’unico consigliere del quale Putin si fidi realmente. Lo fa correre nel parco, ci va insieme in ufficio. Per il resto, lo Zar è completamente solo. Ogni tanto si affaccia una guardia, un domestico, qualche cortigiano convocato per una ragione o per l’altra. Basta. Non c’è una moglie al sua fianco, né figli. Quanto agli amici, lo sa anche lui che, al livello al quale è arrivato, l’idea stessa di averne è inimmaginabile. Sono anni che lo Zar vive nella dimensione in cui perfino gli amici migliori si trasformano in cortigiani, o in nemici implacabili, il più delle volte in entrambre le cose“.
Così sta per concludersi questo docu-romanzo, o comunque altro il genere si voglia chiamare, uscito, se ho capito bene, in francese presso Gallimard nel 2022 e subito tradotto in italiano. come ho detto sopra, presso Mondadori. “Un libro,” ha scritto Le Monde, “che illumina profondamente il presente.”

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