
VENEZIANI DISUNITI COME SEMPRE
L’unione farebbe la forza, ma l’unione non ci sarà.
Sono tutte cose ragionevoli quelle che chiedono i veneziani e mestrini consultati dalla GCIL: più residenza, meno turismo, più medici di famiglia, più negozi di quartiere. Eppure non si riesce a unirsi sotto un’unica bandiera. Perché? Un programma di quel genere perderebbe solo i voti dei proprietari di molte case (la ABBAS e la Bre-ve…), dei proprietari delle aziende turistiche come bar e ristoranti (ma non i loro lavoratori, che sono tanti e malissimo pagati), forse di tassisti e gondolieri. Ma avrebbe quelli di tutti gli altri: medici e infermieri, insegnanti, artigiani, partite iva obbligate e finte. Invece che un popolo di camerieri e alberghieri ritorneremmo a essere un popolo di creatori, artigiani, intelligenti e ben pagati. Basterebbe volere. Ma non succederà, basta guardare le forze poliriche che si stanno formando in vista delle prossime elezioni amministrative.L’articolo che segue è preso dalla Nuova Venezia del 7 aprile 2026.

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