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L’UOMO DI VITRUVIO ANDRA’ A PARIGI

L’UOMO DI VITRUVIO ANDRA’ A PARIGI

Il Tar del Veneto ha respinto il ricorso di Italia Nostra contro il prestito del disegno di Leonardo al Louvre per la durata della mostra ivi prevista. Sostanzialmente il Tar ha deciso di non aver motivo per opporsi a una decisione politica o “amministrativa”, che rimane responsabilità del governo. C’erano due gruppi di pareri tecnici: quello dei responsabili diretti del disegno (i tecnici dell’Accademia) contrari al trasporto e quelli di dirigenti di analoghi istituti nazionali (di Firenze) che lo giudicavano possibile, con adeguate precauzioni. Il Tar ha deciso che non era sua competenza scegliere tra i due. Egualmente ha dichiarato che, dato che i tecnici spiegavano che la mostra a Parigi avrebbe poi imposto di mantenere il disegno al buio per cinque anni per compensare i danni dall’esposizione alla luce, era diritto del potere politico decidere se i vantaggi del prestito compensassero o meno quella privazione.

Sostanzialmente il Tar ha deciso l’autorità politica si sarebbe mossa dentro i confini della legalità. Stava al ministro decidere se il prestito fosse opportuno o meno. Se ha deciso per il sì, sembra dire il Tar, prendetevela con il ministro.

(In realtà c’è un articolo nel Codice dei Beni Culturali che dovrebbe impedire decisioni arbitrarie, ma su questo il Tar sorvola scrivendo che già altre volte quell’articolo è stato disatteso – il che non sembra una buona ragione per farlo ancora).

Resta certo che la responsabilità dei rischi e delle conseguenze rimane sul ministro Franceschini e sui suoi consiglieri. Resta confermato che in questo periodo storico la “economia” e il “risvolto turistico” hanno la precedenza su tutto, come si vede a Venezia da una semplice passeggiata in Riva degli Schiavoni.

Pazienza. Aspetteremo tempi migliori. Magari con il disegno di Leonardo ben chiuso al buio nei magazzini dell’Accademia in attesa di uscire di nuovo per qualche settimana di esposizione a Pechino. Chi verrà a visitare l’Accademia dovrà accontentarsi di una buona fotocopia.

Trovate cliccando qui il testo completo della sentenza del Tar e scorrendo qui sotto due articoli della Nuova Venezia di oggi 17 ottobre.

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